Otonga: in viaggio per la Laurea Magistrale in Biologia dell’Ambiente nella foresta nebulosa montana dell’Ecuador

12.04.2020

Testo e foto di Oscar Maioglio

Il 12 aprile del 2014 (sono passati esattamente 6 anni ora che sto scrivendo!) stavo atterrando a Quito, in Ecuador, per iniziare il mio stage, passaggio obbligato per laurearsi nella Laurea Magistrale in Biologia dell'Ambiente presso l'Università di Torino.

Come mai ho deciso di andare fin laggiù? La risposta sembra scontata, se si tiene conto che fin da bambino ho guardato con gli occhi che luccicano tutti i libri, le illustrazioni e le tavole entomologiche che mi capitavano a tiro, stregato dai giganteschi Dynastes hercules e dalle altre meraviglie a 6 zampe che popolano le foreste tropicali del Sudamerica.

Apro una piccola parentesi: ho svolto nel 2011 il mio stage di laurea triennale (Scienze Biologiche, curriculum Ecologico/Zoologico) portando avanti una ricerca sui lepidotteri notturni ad Asti, a pochi km da casa mia, dove sono stato seguito con pazienza da un vero e proprio team di esperti entomologi (uno fra tutti: lo specialista di microlepidotteri Giorgio Baldizzone), naturalisti ed educatori che orbitano intorno all'Oasi WWF Valmanera. Grazie a queste persone nel2014 stavo svolgendo il mio anno di Servizio Civile Nazionale, ed avrei potuto tranquillamente continuare con un'altra tesi svolta in loco anche per la Laurea Magistrale.

La scelta di cambiare e andare in Ecuador è maturata in meno di un anno,ed è stata possibile grazie alla fortuita combinazione di 3 eventi.

La passione per gli insetti che avevo da piccolo, mi aveva portato anni fa a conoscere Giovanni Onore, Professore di Entomologia all'Università di Quito, frate marianista e creatore del progetto Otonga. Quando avevo circa 10 anni mi aveva inviato i primi coleotteri "tropicali" da inserire nella mia mini collezione entomologica dell'epoca, fatta nelle scatole dei Ferrero rocher. Insomma, aveva piantato "il seme"! Ecco il primo colpo di fortuna: caso vuole che Giovanni Onore collaborasse attivamente con l'Oasi WWF Valmanera proprio negli anni della mia tesi di laurea triennale.

Il secondo evento "chiave": il Prof. Massimo Meregalli, già conosciuto durante i corsi di Tassonomia e Metodi di Campionamento, conosceva sia Onore che il progetto Otonga. Ha quindi accolto con grande entusiasmo la mia proposta di fare una tesi in Ecuador e in men che non si dica mi ha aiutato a scrivere il progetto di ricerca ed a conoscere l'associazione World Biodiversity Association (WBA), durante l'edizione di Entomodena nel 2013.

Terzo colpo di fortuna: questa organizzazione no-profit (WBA) organizza spedizioni naturalistiche negli hot-spot di biodiversità del mondo, per conoscere e preservare la diversità biologica di questi luoghi, e tra i suoi soci più importanti ci sono degli studiosi di Coleotteri Curculionidi già stati a Otonga, interessati a reperire nuovo materiale. Con mia grande felicità hanno deciso di sponsorizzare il mio viaggio, pagandomi la trasferta aerea.

Chiusa parentesi, ecco com'è andata la mia avventura! Ci tengo a precisare che, per quanto abbia svolto la mia ricerca da solo, in realtà ho avuto modo di conoscere e collaborare con persone incredibili, senza le quali non sarei riuscito a portare a termine quasi nulla!

Dunque, arrivo a Quito nella sede della fondazione Otonga il 12 aprile 2014. Vengo subito accolto a braccia aperte da Giovanni Onore, inizio ad apprendere tantissime cose fin dal primo giorno grazie alla sua grande esperienza: il mio lavoro consisterà nel cercare e raccogliere Coleotteri Curculionidi di lettiera nelle riserve di Otonga e Otongachi, lembi di foresta strappati all'incessante devastazione del territorio Ecuadoriano operata dall'uomo. Perchè proprio i Curculionidi di lettiera?

Perchè questi piccoli Coleotteri, spesso incapaci di volare, ciechi e capaci di spostamenti solo molto limitati, sono molto utili per queste foreste: fanno parte di quegli organismi che permettono il riciclo delle biomasse cadute al suolo, trasformando le sostanze organiche morte in humus. Nella foresta tropicale nebulosa di Otonga c'è un accumulo continuo di foglie, rami, tronchi caduti, che creano una lettiera molto spessa, un ambiente estremamente favorevole alla vita di questi insetti. Purtroppo però, la deforestazione operata dall'uomo per far spazio a pascoli e altre opere, sta riducendo sempre più queste foreste. Senza di esse non c'è lettiera, senza lettiera questi piccoli insetti adattati al clima umido e ombroso scompaiono. Insieme a loro se ne va un anello del delicato ecosistema di foresta, ma anche un'insospettabile parte della sua ricchezza specifica. Quella dei Curculionidae è infatti la famiglia di animali che vanta il maggior numero di specie al mondo,soprattutto ai Tropici è possibile che in un solo luogo possano vivere centinaia di specie, delle quali magari tantissime non sono state ancora scoperte o descritte, e che molte siano presenti solamente lì!

Appena arrivato in taxi dall'aeroporto, Giovanni Onore cucina e mi offre la cena; mi spiega la situazione "tropicale" nella quale mi sto per immergere, e io inizio a prendere appunti su Otonga.

La riserva di Otonga è un lembo di foresta nebulosa tropicale montana dell'Ecuador, situata tra 1300 e 2300 metri d'altitudine, grazie a Giovanni ed ai suoi valorosi aiutanti è protetta da ormai più di 20 anni,

La Fundacion Otonga si occupa di preservare questa foresta e grazie a donazioni ed altre iniziative, di aumentarne la superficie protetta: oggi siamo a circa di 2000 ettari in totale, con 5 diverse aree protette in Ecuador.

Inoltre aiuta i bambini in età scolare che abitano nelle zone vicine alla foresta grazie al progetto "scuola di Otonga", che tra le varie cose distribuisce loro gratuitamente vestiti, zaini e materiale necessario per la scuola (tra cui un machete per farsi largo nella foresta!), per permettere che si facciano una cultura e quindi che imparino a rispettare la natura che li circonda.

Onore mi racconta le decine di collaborazioni che sono attive con la F. Otonga, come progetti per favorire l'agricoltura dei contadini locali, la riforestazione, le ricerche sugli anfibi in collaborazione con l'Università Cattolica di Quito e altro... ma quella che a me interessa di più è questa: la F. Otonga aiuta i ricercatori che, volendo studiare la ricchissima natura del luogo, possono dare un contributo coi loro studi alla conoscenza della biodiversità dell'Ecuador.

Allora colgo l'occasione per spiegargli il mio progetto: raccoglierò coleotteri Curculionidi, li studierò per determinare le morfospecie (che non sono specie! ma gruppi di insetti dai caratteri morfologici esterni simili), per stimare la possibile biodiversità di ogni sito e di ogni intervallo altitudinale (a fasce di 100 m, dagli 800 ai 2300 m di altitudine), facendo attenzione a studiare sia ambienti di foresta primaria che di foresta secondaria, per valutare l'influenza del disturbo sulle cenosi di Curculionidi presenti.

Inoltre grazie alla collaborazione dell'università di Torino con il museo di Scienze naturali dell'Università Cattolica di Quito, potrò portare quanto raccolto in Italia, per avere materiale utile per la mia tesi!

Onore, entusiasta, mi dà consigli, mi dice che giustamente alcune cose dovrò modificarle, adattarle, e che entro pochi giorni potrò disporre di 20 nuovi selezionatori Winkler costruiti apposta per il mio lavoro (i Winkler sono ingegnosi strumenti di tela con un telaio in acciaio, che restano in funzione per giorni o settimane e fanno il "lavoro sporco" di estrarre i piccoli artropodi nascosti nella lettiera forestale).

Mi comunica quindi che dovrò andare immediatamente a Otongachi per qualche giorno, per iniziare a prendere confidenza con questo mondo nuovo.

Il giorno dopo, percorsi circa 150 km in pullman (costo del biglietto: 1 dollaro e 50 cents), raggiungo in solitaria il paesino di Union del Toachi: da qui in 10 minuti a piedi sono alle porte della riserva di Otongachi, raggiungibile solamente a piedi attraversando un suggestivo ponte sospeso.

Otongachi è una delle ultime acquisizioni della Fondazione Otonga: una foresta tropicale umida di 150 ettari vicino alla strada principale che arriva da Quito, in questa riserva è inserto un centro di ricerca grande ben 750 metri quadri, dotato di ogni comfort.

Il clima qui è diverso:scendendo lungo le Ande, lascio "l'eterna primavera" che caratterizza Quito e inizio a soffocare nel caldo e nell'umidità, si suda molto anche per il notevole bagaglio. Ovviamente l'accoglienza anche a Otongachi è ottima: gli aiutanti di Onore, i formidabili Elicio Tapia, Italo Tapia e Nadine Duperre, 3 ricercatori portentosi, mi danno il benvenuto.

A Otongachi è presente anche un grande giardino botanico, collegato al resto della rete sentieristica della foresta, dove la natura si esibisce nelle sue forme più incredibili (almeno per noi occidentali!).

Durante la prima settimana, fino al 20 aprile 2014, mi alleno in foresta (le Ande sono molto ripide, e percorrerle con uno zaino da 20 kg non sempre è agevole!) e costruisco rudimentali strumenti per estrarre i Curculionidi. Con me ho solo un fedele compagno, con molti anni d'esperienza sulle "spalle": il prezioso vaglio entomologico (prestato per l'occasione dal prof. Meregalli) strumento formidabile a metà strada tra un setaccio e un retino, che "raffina" la lettiera forestale permettendo di raccogliere solo la parte più ricca di piccoli artropodi.

Grazie alla presenza di una casetta di fianco al centro di ricerca, che era stata la casa del custode di Otongachi, imbastisco un rudimentale laboratorio dove sistemo i primi selezionatori di Berlese. Questi strumenti ricordano dei grossi imbuti, sui quali viene versata un po' di lettiera forestale ricca di artropodi, sovrastati da una lampadina a incandescenza, nel mio caso il tutto è stato autocostruito con secchi di plastica e materiale vario trovato in loco (in uno di questi secchi erano state buttate delle ossa di un Puma!)

Mi aggiro per il bosco di Otongachi ogni mattina per circa una settimana, raccogliendo lettiera lungo transetti lineari da 100 metri, in quadrati da 1 metro per 1 metro, seguendo un protocollo ideato prima di partire col prof. Meregalli. Al pomeriggio mi dedico all'estrazione degli esemplari. Qui inizio a vedere le prime meraviglie: le enormi farfalle Caligo, grandi come due mani, Ortotteri mimetici simili a foglie, Mantidi che si mimetizzano nella lettiera, enormi Fasmidi tra le erbe.

Raccolgo così, in grossi sacchi portati a spalle, la prima cinquantina di kg di lettiera (75 litri) e

capisco che per continuare in maniera efficiente devo cambiare metodo: con i selezionatori di Berlese rudimentali che ho, di sicuro non riuscirò ad estrarre a dovere dalla lettiera tutta i Curculionidi provenienti dalla riserva di Otonga.

Seguendo i consigli di Onore, torno a Quito per far rifornimento di strumenti. Giovanni mi manda dalla sorella dei suoi aiutanti,  Vilman Tapia, che è sarta: dopo aver girato in pullman mezza città (rischiando di perdermi un paio di volte) la trovo e mi offre dei bellissimi e moderni selezionatori Winkler costruiti da lei, io sarò il primo a usarli, finita la mia ricerca verranno dati ai ricercatori che lavorano con la fondazione Otonga. Ritorno subito a Otongachi e con l'aiuto degli operai che stanno lavorando con Italo Tapia per ultimare il centro di ricerca, costruisco una nuova tettoia dove sistemare i nuovissimi Winkler appena recuperati a Quito.

Ormai il periodo di rodaggio è terminato, quindi mi faccio coraggio ed il 27 di aprile parto per Otonga: tre ore di autobus che risale le Ande tra il cantone del Pichincha e del Cotopaxi, con tanto di guadi e strade super scassate. Alla mia fermata incontro Cesar Tapia, il papà di tutti gli aiutanti di Onore, che mi aspetta sorridente e minuto.

Cesar mi accompagna finalmente ad Otonga, che raggiungiamo dopo due ore di cammino lungo un sentierino che costeggia il rio Esmeraldas e dopo un'altra ora di salita quasi verticale nel bosco: mi sto trasportando tutto il materiale e ho lo zaino stracarico, inoltre inizia a piovere. Arriviamo prima del calar del sole alla capanna che sorge in mezzo alla riserva, unica costruzione all'interno di Otonga.

Qui passo 5 giorni,poi dopo aver recuperato altri viveri, altri 3 giorni facendo base nella grande struttura in legno costruita per i ricercatori che si avventurano fin qui. C'è anche una grande cucina con un fuoco a legna ed un luogo sicuro in cui dormire (posso dire di non aver mai dormito da solo... la capanna ha un robusto tetto in lamiera, ma non dispone di pareti, quindi si ha proprio la sensazione di essere in mezzo alla foresta e c'è un buon numero di pipistrelli a far compagnia!).

Grazie all'aiuto di Cesar, la ricerca è più rapida! Ci si sveglia sempre all'alba: spesso a quell'ora c'è bel tempo e si lavora ininterrottamente fino a pranzo. Piano piano, col passare delle ore la nebbia torna a impadronirsi della foresta. Mentre raccolgo la lettiera nei miei sacchi, vedo piante meravigliose, grandi aracnidi, millepiedi, funghi, colibrì, anfibi e rettili completamente diversi da quelli visti a Otongachi.

Al pomeriggio, si rimane vicini alla capanna, cercando insetti nei tronchi d'albero caduti... anche qui si incontrano cose interessanti, come l'albero dalla linfa rossa, chiamato da Cesar "sangue di drago".

E non finisce qui: dopo essersi tolti i vestiti pieni di fango, dopo aver posato il machete (da portare SEMPRE con sè in foresta, per svariati motivi)il vaglio, lo zaino e dopo aver fatto cena, ci si prepara a fare un giro notturno con una piccola torcia, accompagnati dal gracidare di incredibili rane (come la Pristimantis appendiculatus che ho avuto la fortuna di fotografare).

Negli ultimi 3 giorni passati ad Otonga, finalmente c'è una mattinata limpida e soleggiata,

riusciamo così a salire fino alla cima più alta della riserva, a 2300 metri di quota. Qui in cima faccio una delle raccolte di Curculionidi più fruttuose. Come spiegato da Onore, è più probabile che nella parte alta si mantenga la foresta primaria, dove il disturbo antropico probabilmente non è mai arrivato: vuoi perchè è antieconomico per gli allevatori portare il bestiame qui a pascolare, vista l'assenza di corsi d'acqua, vuoi perchè gli alberi, posti in piano sulla sommità del monte, continuano a crescere e non cadono a differenza di quelli che crescono lungo i ripidi versanti.

Cesar mi spiega che ad Otonga ci sono certamente i puma, e me ne fa vedere le tracce lungo il sentiero che stiamo percorrendo, ma il vero pericolo sono gli alberi che cadono durante la stagione delle piogge: pieni di muschi e epifite, assorbono l'acqua come spugne. A questo punto, grazie alla forte pendenza ed alla forza di gravità a cui sono sottoposti, cadono rovinosamente a terra, investendo i malcapitati che si trovano sotto di essi (per poco non è successo pure a noi!). Due ottimi motivi per cui a Otonga è sempre meglio essere accompagnati da una guida esperta.

Inizia Maggio 2014: è ora di tornare al laboratorio di Otongachi con tutto il materiale raccolto. Con l'aiuto di un cavallo e di 7 sacchi da 50 litri (ex sacchi usati per il trasporto dello zucchero, molto resistenti), trasportiamo a valle con fatica tutta la lettiera pronta per essere processata.

Qui mi rendo conto della semplicità e della bontà del popolo andino che mi ospita, quando approfitto della cortesia di alcuni giovani amici di Cesar per un passaggio in macchina fino a Otongachi: nonostante le mie insistenze, non mi fanno pagare il viaggio!

Appena arrivato sistemo i selezionatori Winkler e i Berlese: Elicio Tapia, il figlio di Cesar, che è anche un bravo erpetologo, mi spiega il metodo per riempirli e mi aiuta. In un solo giorno iniziamo a far lavorare tutti gli strumenti a pieno regime: ora contengono più di 250 litri di lettiera proveniente da Otonga!

In Ecuador esiste un detto, "abril, agua mil" cioè "aprile acqua a mille": inizia a piovere a dirotto per diversi giorni, finchè il 12 maggio, proprio davanti a Otongachi, cade una grande frana! La frana, che blocca la strada che porta a Otonga, non mi permetterà più di tornare a raccogliere altro materiale, ma fortunatamente anche a Otongachi mi aspettano ancora delle belle sorprese.

Nei giorni che seguono, iniziano a venire fuori centinaia di curculionidi dai selezionatori Winkler in laboratorio, quindi passo gran parte della giornata a selezionarli e cartellinarli. Diversi naturalisti soggiornano nel centro di ricerca a Otongachi, tra i quali anche Roberto Czeppel, entomologo e documentarista che, dotato dell'attrezzatura necessaria, mette il telo e la luce notturna sulle rive del Rio Toachi, permettendomi di vedere una quantità e una varietà incredibile di farfalle notturne, mai viste prima nonostante fossi in Ecuador ormai da un mese. Elicio Tapia e suo fratello Italo, da buoni erpetologi, ogni tanto lasciano qualche rettile o anfibio chiuso in un sacchetto, sul tavolo in cucina, in attesa di essere studiato. Sempre in cucina vedo più volte l'Opossum, che entra per cercare di rubare qualche frutto lasciato incustodito. E persino l'Olinguito (Bassarycionneblina), procionide descritto nel 2013, fa una sua timida apparizione una sera, attratto dalla frutta posizionata su apposite mangiatoie sospese tra gli alberi intorno al centro di ricerca.

Finisco di estrarre tutti gli artropodi che mi servono per la ricerca appena tre giorni prima di ripartire verso l'Italia: saluto la foresta e passo gli ultimi due giorni a Quito davanti al microscopio, presso la Fundacion Otonga. Qui mi affretto a separare e selezionare Aracnidi, Imenotteri, Carabidi, Blattodei, Miriapodi e ovviamente Curculionidi, per consegnare ognuno di questi reperti ai relativi specialisti, che li attendono al mio ritorno in Italia. Di tutto il materiale raccolto riesco a trovare il tempo di contare solo i Curculionidi: resto incredulo quando conto più di 500 esemplari raccolti nel corso della ricerca, a cui si aggiungono le altre centinaia di esemplari raccolte in maniera occasionale, per un totale di quasi 1000 esemplari.

Permesso di ricerca alla mano, prendo l'aereo con i miei insetti e ritorno in Italia il 25 maggio 2014. In conclusione, dopo 1 mese e 10 giorni in Ecuador ho ottenuto molto più di quello che mi aspettassi: lo studio delle morfospecie, seguito con attenzione e pazienza infinita da Massimo Meregalli e Cristiana Cerrato mi ha tenuto occupato per tutto l'anno seguente, e si è concluso con la mia tesi intitolata "I Coleotteri Curculionidi di lettiera dell'Ecuador: biodiversità all'interno della foresta tropicale nebulosa montana di Otonga", grazie alla quale mi sono laureato nel corso di laurea Magistrale di Biologia dell'Ambiente a Torino nell'ottobre 2015.

In conclusione, è stata un'esperienza fantastica: non solo ho raccolto tantissimi insetti, avverando un sogno che avevo fin da bambino, ma ho sperimentato cosa vuol dire "lavoro di campo" nel vero senso della parola, sono stato accompagnato ed aiutato da persone indimenticabili, la cui tenacia e dedizione verso il proprio lavoro mi è d'ispirazione ancora oggi.

Nel raccontare il tutto mi sembra di essere tornato in Italia da pochi giorni, anche se nel frattempo sono passati alcuni annetti. Questa esperienza mi è stata molto utile: attualmente insegno a scuola, ma appena tornato dall'Ecuador ho lavorato alcuni anni presso l'Oasi WWF Valmanera (Asti), dove ho cercato per quanto possibile di far passare i messaggi di conservazione della natura imparati sul campo. Devo ammettere che l'Ecuador è proprio stata un'avventurosa "palestra" per la mia formazione da naturalista!

Ah ovviamente se oggi faccio parte del gruppo Giovani Naturalisti dell'ANP è sempre grazie alle persone che ho incontrato ed ai valori che hanno saputo trasmettermi in maniera a dir poco (passatemi il termine visto il periodo) "contagiosa".

Il sogno nel cassetto che ho ancora oggi è che tutto questo possa trasformarsi, prima o poi, in una bella pubblicazione scientifica.