I Ditteri Syrphidae come bioindicatori dello stato di conservazione delle foreste: il Caso Studio dei Mareschi di Sant’Antonino di Susa.

02.05.2020

di Umberto Maritano

Syrphidae del genere Criorhina

Le foreste naturali sono elementi fondamentali per la conservazione della biodiversità. In Europa, le foreste sono state enormemente compromesse dalle attività umane e così, poche aree boscate relitte riconducibili a foreste primarie permangono fino al nostro periodo storico. In Nord Italia la situazione è particolarmente drammatica in quanto oltre al fenomeno dell'urbanizzazione massiccia la Pianura Padana gioca un ruolo chiave nell'agricoltura. I problemi che colpiscono le foreste residue sono molti, tra i quali la ridotta estensione, i cambiamenti dell'uso del suolo e l'alta frammentazione dell'Habitat. Le popolazioni, sempre più isolate, sono maggiormente suscettibili al rischio di estinzione locale. La presenza di piccole oasi forestali può comunque essere fondamentale in un'ottica di interconnessione delle aree naturali residue secondo il concetto di meta-popolazione.

L'uso dei Syrphidae come bioindicatori è stato largamente testato dalla comunità scientifica internazionale, soprattutto nel Nord Europa. Le larve mostrano evidenti differenze ecologiche tra le specie (alcune sono saprofaghe acquatiche, altre fitofaghe, altre ancora xilosaprofaghe o predatrici) e perfino piccole variazioni nella conservazione dell'habitat si ripercuotono suquesto gruppo sistematico portando a modificazioni nelle loro popolazioni. Per questo motivo l'utilizzo dei Syrphidae per valutare lo stato di conservazione dell'Habitat ha avuto successo.

In Piemonte la conoscenza nella distribuzione delle specie di Syrphidae nelle aree forestali del territorio è pressoché nulla, con la sola eccezione di sporadici dati raccolti nel corso del XIX secolo econservati nelle collezioni museali (collezione Bellardi nel Museo Regionali di Scienze Naturali di Torino e collezione Craveri nel Museo Civico di Storia Naturale di Bra) dove tuttavia raramente viene riportata una località precisa nei cartellini dei campioni conservati. I dati museali comunque testimoniano una grande varietà di specie presenti nel passato. Monitoraggi specifici sui Syrphidae non sono noti per il Piemonte, per cui il lavoro svolto durante il progetto ambiente del Servizio Civile Nazionale nel 2018 presso il comune di Sant'Antonino di Susa rappresenta il primo caso studio per questo territorio. Per poter valutare lo stato di conservazione dell'area indagata è necessario utilizzare il Database Syrph the Net (StN) sviluppato appositamente da Speight a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso ed aggiornato periodicamente con molti dati utili sulle caratteristiche di tutte le unità tassonomiche di Syrphidae europee. L'analisi si basa sulla presenza/assenza delle specie, permette di confrontare le specie attese per un dato Habitat con quelle realmente osservate, ed è possibile ottenere un maggiore dettaglio selezionando i microhabitat di nostro interesse.

I Mareschi di Sant'Antonino di Susa sono un alneto di 10 ettari circa, si tratta di un'area di pregio naturalistico come evidenziato dall'elevato numero di specie di Syrphidae campionate, ben 74! e dalle numerose specie in pericolo o decremento a livello europeo (riferimento StN). L' alneto è in buono stato di conservazione come testimoniato dall'elevato valore della Funzione di Mantenimento della Biodiversità nell'analisi con StN e l'analisi multivariata colloca i Mareschi in una posizione prossima alle aree meglio conservate del Nord Italia. L'area di studio è situata in un territorio, la Valle di Susa, la quale può essere considerata una sorgente unica di dati naturalistici di rilievo come supportato anche da altre ricerche ed evidenze scientifiche. Infine, i risultati mettono in evidenza la necessità di realizzare una nuova area protetta nel sito o unirla ad un'entità già esistente al fine di garantire appropriate misure di conservazione ed il mantenimento dell'Habitat nella sua interezza.

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